“Sono sgomento, non ho davvero parole. Il fuoco che ha colpito in una tranquilla domenica mattina d’estate lo storico ristorante Europa sulla Marina di Torre del Lago è stato reale e devastante e le parole ed i gesti di solidarietà per il titolare e le sue anziane zie che lo hanno fondato non saranno mai sufficienti.

Ma quel fuoco è solo un ennesimo simbolo: il simbolo più vistoso di un incendio sotterraneo che sta colpendo la Marina di Torre del Lago da diversi anni, da quando cioè la Procura della Repubblica ha puntato il dito sulle regole che la politica non aveva saputo riscrivere e la politica, a sua volta, ha messo la testa sotto la terra, come imparando dallo struzzo sa fare molto bene, facendo finta che tutto vada bene. No, nulla va bene.
L’incendio dell’Europa oggi e della Lampara due anni fa, la chiusura di molti locali da troppi anni, i fallimenti e le vendite all’asta sono solo lo specchio di una crisi profonda che investe la Marina di Torre del Lago da alcuni anni e che nessuno ha saputo o voluto risolvere. La Marina di Torre del Lago, il lungomare della movida celebrato da tutti, è da tempo incuria ed abbandono, indifferenza e trascuratezza, tra spiagge attrezzate assegnate dal Comune dopo la metà di luglio, multe di un Parco che sa solo essere ingordo di soldi senza dare nulla in cambio e tanti bei discorsi sul turismo friendly e giovanile caduti nel nulla. Ed in mezzo noi, piccoli imprenditori che vengono annualmente salassati da decine e decine di migliaia di tributi locali che, ovviamente, riusciamo a pagare solo con grandissima difficoltà. Un esempio? Per lavorare bene un mese e mezzo all’anno, il Mamamia paga oneri ogni anno per 30.000 euro, tra concessione, Tasi e IMU, per non parlare di multe e procedimenti penali per aver svegliato dal sonno qualche airone cenerino o per aver allestito il tetto del locale con gli addobbi natalizi.
In mezzo noi, quindi. Noi che resistiamo a tenere aperto non certo ormai per ragioni ideali o perché in questa Torre del Lago ci “crediamo”, ma solo perché chiudere tutto e scappar via sarebbe solo più costoso, considerati i mutui che inevitabilmente ci legano a quelle mura.

Sì, certo, ogni tanto arriva un Sindaco, un Presidente di Parco o di Regione a far qualche bel discorso, ma poi tutto cade nel nulla e quel che trovi sulla mail sono i solleciti di pagamento, non certo le risposte alle proposte di rilancio che pur hai inviato, nella speranza che qualcuno le metta in atto.

Ed allora, neppur tanto provocatoriamente, mi viene da chiedervi: riprendetevi questi locali, regalate al Parco questo territorio, fatelo diventare una bella riserva integrale, con buona pace dell’airone cenerino. Chi sa fare bei discorsi sull’occupazione qui dove centinaia e centinaia di posti di lavoro (non tute blu, ahinoi, sennò la storia sarebbe andata diversamente) sono andati letteralmente in fumo, venga a riprendersi queste mura. Ci liberi da queste catene. Perché noi non ne possiamo davvero più. E perché in fumo, oramai, sono andati i nostri sogni e le nostre idee, insieme ai nostri conti correnti.”

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