nello mosca
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Deluso, amareggiato. Le sensazioni di Nello Mosca sono le stesse di tutto il pubblico del Palasport Mariotti e della dirigenza della Fonteviva. La prestazione contro il Club Italia è stata una delle peggiori della stagione ed è arrivata in uno dei momenti più delicati. Insomma, quasi la tempesta perfetta se si considerano anche gli infortuni di Leoni e Calarco e la malattia che alla vigilia della gara di domenica ha tolto dai giochi Dolgopolov. Il regista ucraino arrivato a La Spezia da appena una settimana è affetto da epatite A ed i tempi di recupero non sono al momento prevedibili. Sulla gara di domenica e sul momento della Fonteviva ecco comunque il pensiero del suo allenatore.
Coach Mosca, quanta delusione c’è una prestazione come quella offerta contro il Club Italia? “Abbiamo giocato una brutta gara. Abbiamo evidenziato tanti, troppi limiti ed il mio rammarico più grande è quello di non essere potuto intervenire per correggere quanto stavamo facendo in ricezione perché non avevo cambi. Sapevamo che il Club Italia batteva bene ma i nostri posto quattro hanno subito costantemente il servizio avversario e lo abbiamo pagato caro”.
Cosa non ha funzionato oltre alla ricezione?  “Abbiamo giocato con buona costanza solo la fase break ma questo non ci è stato sufficiente per portare a casa un set e magari darci la scossa. Come detto prima abbiamo avuto una ricezione improponibile per la A2 e questo è stato determinante nell’impedirci di costruire gioco”.
Situazione compromessa?  “La classifica non la guardo proprio. Per salvarci dobbiamo vincere le partite e per come si è espressa oggi (domenica ndr) la squadra l’impresa, non di salvarci ma appunto di pensare a vincere, mi sembra estremamente ardua. Contro il Club non avevamo Calarco, Leoni ed all’ultimo ci è mancato pure Dolgopolov. Lottiamo fino alla fine e poi tiriamo le somme. E’ inutile parlare di salvezza. Le parole non contano, contano i fatti. Dobbiamo recitare tutti il mea culpa per la prestazione fornita contro il Club Italia e guardare avanti”.
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