Nella mattinata dell’11 ottobre i militari della Sezione di Polizia Giudiziaria – Guardia di Finanza della Procura della Repubblica di Firenze, in collaborazione con i colleghi della Tenenza della Guardia di Finanza di Sant’Angelo dei Lombardi, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare domiciliare, emessa dal Giudice per le indagini preliminari di Firenze, a carico dell’amministratore di fatto (S.G.P., domiciliato a Firenze), e dell’amministratore di diritto (C.G., residente in provincia di Avellino), di una società, operante nel campo della consulenza aziendale, dichiarata fallita dal Tribunale di Firenze nel 2016.

Inoltre, con la stessa ordinanza è stata disposta la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’attività di consulente finanziario per la durata di 6 mesi, nei confronti di V.B., anch’egli fiorentino.

Le indagini, dirette dal Sostituto Procuratore, dott.ssa Christine Von Borries della Procura della Repubblica di Firenze, hanno permesso di ricostruire gravi fatti di bancarotta commessi nel corso del tempo e tutti finalizzati alla distrazione di circa 4 milioni di euro che la società fallita (Soloazienda & Management s.r.l., con sede in Firenze) ha richiesto ed ottenuto da vari istituti di credito.

L’attività investigativa ha disvelato un piano precostituito che gli indagati avevano architettato, consistente nell’acquisizione delle quote di una società dormiente (di fatto non operativa) da parte del soggetto rivelatosi poi una mera “testa di legno” e coinvolto nelle illecite attività dall’amministratore di fatto e dal consulente finanziario del quale la rinnovata società si avvaleva.

Una volta acquisita l’azienda gli indagati hanno falsificato i bilanci, depositando poi gli stessi presso la Camera di Commercio di Firenze, sì da utilizzarli nei confronti degli intermediari finanziari (banche) al fine di ottenere merito creditizio.

Così facendo, sono riusciti ad ottenere mutui, ed anche anticipi su fatture attive, poi rivelatesi inerenti ad operazioni inesistenti, presso diversi istituti di credito.

I fondi incamerati dalla società sono stati quindi via via trasferiti ad altre entità italiane e/o estere a giustificazione di operazione d’acquisto altrettanto fittizie, in tal modo depauperando e portando al dissesto la società, poi dichiarata fallita.

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