L’ora di Agathe (A. C. Bomann, Iperborea , 2019)

Mi dà l’impressione di credere che esista una formula per una vita felice, e finché non l’avrà trovata preferisce non vivere proprio. È così?

Francia, anni quaranta. Uno psicanalista alle soglie della pensione che conta i giorni che lo separano dal ritiro professionale, prende in cura Agathe, una giovane tedesca dal trauma inconfessabile.

Tra i due nasce una profonda consonanza, un’intesa accomunata dalle affinità e dalle sofferenze individuali che li accomunano.

Bomann, psicologa danese, ci conduce così nei meandri delle relazioni nel profondo che sono spesso un viaggio attraverso se stessi.

In questo rapporto lo psichiatra protagonista alle soglie della resa professionale, troverà un motivo di cambiamento e inattesa rinascita.

Un uomo rinchiuso nella propria routine, senza slanci passionali per cose e passioni, che segue con noia e indifferenza i discorsi dei pazienti sul lettino, ormai  in età avanzata può davvero cambiare vita? Secondo la scrittrice danese sì: il suo romanzo d’esordio è infatti un inno alla capacità di rimettersi in gioco lasciandosi vivere. Nel cercare il senso della vita di Agathe, affetta da depressione grave con numerosi tentati suicidi alle spalle, il dottore troverà nuovi significati alla sua esistenza.

La vita merita di essere comunque vissuta, fino in fondo: questo è il messaggio che in ogni pagina del romanzo trapela, in una scrittura fresca, coinvolgente e attenta al dettaglio capace di rendere l’introspezione delicata e profonda al tempo stesso. Esiste un’equazione risolvibile per vivere pienamente? Leggendo la storia di Agathe ognuno potrà magari trovare la propria.

“Sono arrabbiata perchè non ho combinato nulla nella vita. Potevo diventare qualcuno e invece non sono diventata nessuno.”

In collaborazione con “Libreria La Vela” Viareggio

 

(Visitato 38 volte, 1 visite oggi)