Detenuto trovato senza vita in cella, il dramma nel carcere di Lucca

Un detenuto di 23 anni è stato trovato privo di vita all’interno della casa circondariale San Giorgio di Lucca. Il giovane si trovava da solo nella propria cella quando è stato scoperto durante i controlli.

Il medico del carcere è intervenuto immediatamente e ha tentato a lungo le manovre di rianimazione, ma ogni sforzo si è rivelato inutile. Il decesso è stato quindi constatato sul posto. Secondo una prima ricostruzione, la morte sarebbe avvenuta intorno alle 8 mentre il giovane stava scontando la propria pena.

Le indagini sono in corso per chiarire con esattezza quanto accaduto, ma al momento l’ipotesi ritenuta più probabile dagli investigatori è quella di un gesto volontario.

La tragedia riporta l’attenzione sulle condizioni del sistema penitenziario e, in particolare, sulla situazione del carcere di San Giorgio. Il 22° rapporto dell’associazione Antigone ha infatti collocato la struttura lucchese ai primi posti in Italia per sovraffollamento, con un tasso che raggiunge il 240%, evidenziando una situazione di forte criticità.

La notizia ha riportato l’attenzione sulle condizioni degli istituti penitenziari e sulle difficoltà nella gestione dei casi più fragili all’interno delle carceri.

A intervenire sulla vicenda è stato Francesco Oliviero, segretario regionale della Toscana del Sappe, Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria, che ha espresso vicinanza ai colleghi coinvolti e ha puntato il dito sulle criticità del sistema.

“Un dramma che si poteva evitare – ha dichiarato – nonostante la grande attenzione e la professionalità degli agenti in servizio, che avevano monitorato l’uomo fino a pochi istanti prima del gesto, non è possibile affidare situazioni così complesse e instabili esclusivamente alla vigilanza della Polizia Penitenziaria”.

Secondo il sindacato, servirebbero maggiori strumenti e un rafforzamento del supporto sanitario e psicologico per affrontare le situazioni di disagio che possono emergere negli istituti penitenziari.

Il carcere di Lucca torna così al centro dell’attenzione dopo le recenti segnalazioni dell’associazione Antigone, che aveva evidenziato il forte problema del sovraffollamento nella struttura lucchese, indicandola tra quelle con un tasso superiore al 200%.

Una nuova tragedia che riapre il dibattito sulle condizioni di vita dei detenuti e sulla necessità di interventi strutturali nel sistema carcerario.

Il detenuto, spiega il sindacato, ancora da processare e ristretto nella struttura dallo scorso 2 luglio, presentava forti manifestazioni di instabilità e grave disagio, già emerse sin dall’udienza di convalida e proseguite con ripetuti episodi di aggressività nei confronti di altri ristretti e del personale. Nonostante un recente ricovero ospedaliero, l’uomo era stato dimesso poiché non ritenuto clinicamente da trattare in ambito psichiatricamente attivo – malgrado avesse aggredito un agente durante la degenza, causandogli una prognosi di 7 giorni –, lasciando così la sua complessa gestione interamente a carico della struttura carceraria.
Dopo l’ennesima accesa lite con il compagno di camera, si è reso necessario riunire uno staff straordinario composto da medico, psichiatra, educatrice e sorveglianza. Preso atto della forte aggressività del soggetto e per tutelare l’incolumità degli altri detenuti, è stata disposta la sua collocazione provvisoria in una cella singola. Poi, poco dopo aver ricevuto l’assistenza ordinaria e l’accensione di una sigaretta da parte del personale di Polizia Penitenziaria in servizio, l’uomo è stato rinvenuto esanime all’interno della propria cella, impiccato con delle lenzuola. Inutili i tempestivi tentativi di rianimazione da parte degli agenti, del medico di reparto e del personale del 118, che hanno solo potuto constatare il decesso.

“La morte di un detenuto avvenuta nelle scorse ore nel carcere di Lucca, sulla quale sarà la magistratura a fare piena luce, impone a tutta la città una riflessione seria sullo stato dell’istituto penitenziario e sulla necessità che tutte le figure di garanzia siano pienamente operative. Per questo riteniamo ancora più grave e incomprensibile che, a sei mesi dalle dimissioni del Garante comunale delle persone private della libertà personale, l’amministrazione Pardini e la sua maggioranza non abbiano ancora provveduto alla nomina del nuovo garante”. A dirlo sono le forze della coalizione di centrosinistra del consiglio comunale di Lucca. “Non si tratta di un incarico simbolico o di rappresentanza – spiegano -. Il Garante è uno strumento essenziale di tutela dei diritti, di ascolto, di collegamento tra istituzioni, direzione del carcere, detenuti, personale penitenziario, operatori e famiglie. In una fase in cui il sistema carcerario vive una crisi profonda, lasciare vacante questa figura significa rinunciare a un presidio fondamentale. Negli ultimi mesi sono stati numerosi gli allarmi lanciati da chi conosce da vicino la realtà penitenziaria lucchese. L’associazione Antigone ha denunciato il perdurare delle criticità del sistema carcerario italiano, compreso quello lucchese, mentre il Garante dei detenuti della Toscana ha definito la situazione degli istituti della regione “indegna di un Paese civile”, parlando di un sistema ormai al collasso tra sovraffollamento, carenza di personale e condizioni di vita sempre più difficili. Una situazione rispetto alla quale il Governo ha deciso di non intervenire”. “Anche il carcere di Lucca non è estraneo a queste problematiche e proprio per questo avrebbe bisogno di un Garante pienamente operativo, capace di svolgere un ruolo di vigilanza, dialogo e proposta. Come forze di centrosinistra presenti in Consiglio comunale chiediamo che l’amministrazione metta immediatamente fine a questo inspiegabile ritardo e proceda senza ulteriori rinvii alla nomina del nuovo Garante dei detenuti. Le istituzioni si misurano soprattutto nei luoghi più fragili della nostra società. Il carcere è uno di questi. Garantire i diritti delle persone detenute significa garantire la dignità dello Stato e il rispetto dei principi costituzionali. Su questo non possono esserci né ritardi né indifferenza”.

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