Da cinque a dodici presunte vittime. È questo il dato più rilevante emerso dall’approfondimento investigativo coordinato dalla Procura della Repubblica di Prato, che ha portato alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di due persone coinvolte nell’inchiesta su presunti abusi sessuali consumati durante pratiche di idrocolonterapia e breath test all’interno di uno studio medico della città.
A renderlo noto è il procuratore capo di Prato, Luca Tescaroli, che ripercorre gli sviluppi dell’indagine avviata dopo il provvedimento cautelare emesso il 4 dicembre 2025 dal giudice per le indagini preliminari. In quella fase, un uomo, privo di qualifica sanitaria, era stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di aver esercitato abusivamente attività mediche e di aver indotto cinque donne a subire atti sessuali nel corso delle prestazioni. Attualmente, precisa la Procura, l’indagato è sottoposto alle misure dell’obbligo di dimora e dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Secondo quanto riferisce Tescaroli, i successivi sette mesi di attività investigativa, svolta dalla Squadra Mobile di Prato, hanno consentito di raccogliere ulteriori e significativi elementi indiziari, ritenuti idonei a rafforzare il quadro accusatorio già condiviso dal Gip.
Al termine degli accertamenti, la Procura ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini ai due indagati, contestando all’uomo i reati di esercizio abusivo della professione medica e violenza sessuale aggravata, mentre alla titolare dello studio, medico endoscopista, viene contestato il concorso nell’esercizio abusivo della professione, per aver, secondo l’ipotesi accusatoria, organizzato e diretto l’attività del collaboratore, affidandogli l’esecuzione delle prestazioni e indirizzandogli le pazienti.
L’uomo, sempre secondo la ricostruzione della Procura, avrebbe compiuto condotte di violenza sessuale nei confronti di almeno dodici donne, di età compresa tra i 30 e i 59 anni, che nel corso delle indagini hanno deciso di denunciare quanto, secondo l’accusa, subito durante le visite.
Al centro dell’inchiesta vi sono le pratiche di idrocolonterapia – il lavaggio del colon mediante apposita apparecchiatura – e il breath test, entrambe pubblicizzate sui social network dalla titolare dello studio come prestazioni mediche destinate a pazienti affetti da patologie gastrointestinali.
Su incarico della Procura, due consulenti tecnici hanno esaminato la natura di tali procedure, concludendo che si tratta di prestazioni di stretta competenza sanitaria. In particolare, la prescrizione e l’interpretazione degli esami competono esclusivamente al medico, mentre l’esecuzione può essere affidata soltanto a personale sanitario qualificato, come infermieri o tecnici di laboratorio.
Alla luce di tali valutazioni, la Procura ritiene che l’indagato, privo di qualsiasi titolo abilitante e delle necessarie competenze professionali, non fosse legittimato a praticare tali procedure.
Nel comunicato, il procuratore Luca Tescaroli sottolinea inoltre il determinante contributo investigativo fornito dalla Squadra Mobile di Prato, che ha operato in stretto raccordo con l’autorità giudiziaria nel corso di tutta l’inchiesta.
Infine, la Procura rivolge un appello a eventuali ulteriori persone che ritengano di aver subito abusi sessuali o comportamenti prevaricatori nell’ambito delle medesime attività sanitarie, invitandole a rivolgersi agli investigatori per denunciare i fatti.
Come previsto dalla legge, si ricorda che il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità degli indagati potrà essere accertata soltanto con un’eventuale sentenza definitiva di condanna.