PRATO — Un’irruzione armata pianificata nei minimi dettagli, una pistola puntata contro la titolare e la pretesa di svuotare la cassaforte che, beffa per i malviventi, si è rivelata tragicamente vuota. Ma la fuga, durata mesi, si è chiusa oggi con un blitz dei Carabinieri che ha smantellato il commando. È il bilancio dell’operazione condotta dalla Procura della Repubblica di Prato guidata dal Procuratore Luca Tescaroli, che ha portato all’applicazione della misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di tre cittadini rumeni di 24, 29 e 35 anni. Sono ritenuti i responsabili della rapina aggravata messa a segno il 22 maggio 2025 ai danni della sala slot “Bessi srl” in via Riva a Montemurlo.Il colpo: minuti di terrore e la cassaforte vuota.
Erano circa le 16:10 del 22 maggio 2025 quando i tre malviventi, con il volto completamente travisato, hanno fatto irruzione nel locale. Hanno bloccato la titolare all’interno dell’ufficio e, uno di loro armato di pistola, l’ha afferrata per un braccio costringendola ad aprire la cassaforte. Aperto lo sportello, l’amara sorpresa: dentro non c’era nulla. I rapinatori non si sono però persi d’animo: si sono impossessati della somma di circa 5.000 euro custodita nella cassa ordinaria, dileguandosi rapidamente a bordo di un’auto.
L’indagine: indizi chiave tra auto rubate, vestiti e Gps
Le indagini, condotte con meticolosità dai Carabinieri, hanno permesso di chiudere il cerchio attorno al terzetto. L’automobile utilizzata per la fuga era infatti risultata provento di un furto commesso a Prato pochi giorni prima, il 17 maggio 2025. Il giorno successivo alla rapina, il 23 maggio, una pattuglia dell’Arma aveva controllato in via Labriola a Montemurlo quattro soggetti rumeni pluripregiudicati. Un controllo che si è rivelato la chiave di volta: all’interno di una siepe vicina, occultato in un parcheggio pubblico, i militari hanno ritrovato la chiave dell’auto usata per la fuga e abbandonata nei paraggi, oltre a uno zaino contenente gli abiti indossati durante il colpo e un piede di porco. Determinanti per incastrare gli indagati sono stati la comparazione dei vestiti sequestrati con quelli immortalati dalle telecamere, le caratteristiche fisiche e la corporatura dei soggetti, l’analisi dei tabulati telefonici che li collocavano sul luogo del delitto negli orari cruciali e i tracciati Gps di una seconda autovettura a noleggio utilizzata dal gruppo. Per il Giudice per le Indagini Preliminari, l’uso delle armi, il travisamento e la freddezza dimostrata escludono categoricamente un’azione estemporanea, delineando invece una spiccata capacità criminale.
Gli arresti e la ricerca del terzo uomo
L’esecuzione delle misure cautelari è scattata nelle prime ore del giorno da parte dei Carabinieri di Montemurlo. Il primo rapinatore è stato arrestato e condotto nel carcere di La Dogaia a Prato, mentre il secondo è stato rintracciato in tarda mattinata a Roma – grazie al supporto dei Carabinieri della Compagnia di Roma Trastevere – e associato al carcere di Rebibbia. Il terzo componente del gruppo, allo stato attuale irreperibile sul territorio nazionale, è ricercato in quanto destinatario di un Mandato d’Arresto Europeo per analoghi reati commessi in altri contesti territoriali.