Di Luca Lunardini
Carissima Lettrice, Carissimo Lettore,
dopo la parentesi di brivido e piacere del week-end scorso (Halloween: paura e sesso…), proviamo a dare un ultimo, forte colpo all’antipatica malattia di cui parlavamo in precedenza: l’Induratio penis plastica.
Una notizia ha suscitato grande interesse tra gli andrologi e le persone che soffrono di questa patologia: oggi è finalmente disponibile anche in Italia un trattamento a base di acido ialuronico.
Eh sì, parliamo proprio di quella celebre sostanza famosa per liftare, riempire e ringiovanire il volto. In realtà, se il prodotto è conosciuto soprattutto per spianare le rughe, in medicina viene utilizzato per molti altri scopi: dalla medicina sportiva a quella plastica, riabilitativa e dermatologica.
Questo perché l’acido ialuronico, un polimero appartenente alla classe dei glicosaminoglicani, è una componente fondamentale dei tessuti animali e della loro matrice extracellulare.
Grazie alle sue proprietà altamente igroscopiche, attira l’acqua, si gonfia, crea volume e fornisce supporto strutturale, contribuendo così all’idratazione dei tessuti. Ecco spiegato il suo impiego estetico, ma anche quello a livello articolare, dove aiuta a migliorare l’assorbimento degli urti e la lubrificazione.
Ma non è tutto: questa sostanza è coinvolta anche nella differenziazione cellulare, nello sviluppo embriologico, nei processi infiammatori e nella guarigione delle ferite.
Ecco perché la ricerca ha pensato di utilizzarla anche in quella particolare forma di infiammazione che caratterizza l’Induratio penis plastica, soprattutto nelle sue fasi iniziali.
Come si usa?
Il medico specialista, urologo o andrologo, esegue microiniezioni direttamente all’interno delle placche fibrose presenti sulla tunica albuginea. Il protocollo descritto prevede generalmente una seduta alla settimana, per un totale di 10-12 trattamenti.
L’acido ialuronico agisce come una sorta di filler naturale e come agente con potenziali effetti antinfiammatori e riparativi. L’obiettivo è ridurre l’infiammazione e il dolore durante l’erezione e, soprattutto, migliorare l’elasticità del tessuto fibroso, ammorbidendo la placca e cercando di limitare la progressione della curvatura e dell’ispessimento.
Una rivoluzione? Un pochino sì, ma sarà soltanto il tempo a dirci se davvero riusciremo a… raddrizzarli tutti!
Il proverbio del giorno:
“Non importa che sia dritto o storto, l’importante è che trovi la sua strada.”
Il dottor Luca Lunardini è medico-chirurgo, specialista urologo con incarico di alta specializzazione in andrologia. È dirigente medico presso l’Unità operativa di Urologia dell’Ospedale Versilia dell’ASL Toscana nord-ovest. Già membro della Società italiana degli urologi ospedalieri e della Società italiana di andrologia, ha fatto parte della Commissione oncologica nazionale del Ministero della Salute.