Un intervento di altissima complessità chirurgica eseguito a Pisa riporta al centro dell’attenzione la chirurgia epatica di frontiera e la capacità di estendere i confini della terapia anche nei casi giudicati inizialmente non operabili.
Un paziente toscano ultraottantenne, affetto da colangiocarcinoma perilare in fase avanzata, era stato infatti escluso dalla chirurgia immediata nei centri di prima valutazione, a causa dell’età, dell’ittero e dell’estensione della resezione necessaria. La strada indicata era quella palliativa, con drenaggio biliare e successiva chemioterapia.
Il quadro clinico cambia quando il paziente si rivolge per un secondo consulto al team multidisciplinare della Chirurgia epatica del risparmio d’organo dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana. Dopo una rivalutazione approfondita, radiologi, chirurghi, oncologi e anestesisti concordano su un approccio radicale ma tecnicamente possibile: una resezione centrale del fegato con ricostruzione biliare tale da trasformare l’organo in due unità funzionali indipendenti, i cosiddetti “due fegati”.
L’intervento, condotto in urgenza per evitare il peggioramento dell’ittero ostruttivo, ha richiesto oltre 15 ore di sala operatoria. Sono stati asportati circa 350 centimetri di tessuto epatico, pari a circa il 20% dell’organo, con ricostruzione delle vie biliari mediante ansa intestinale defunzionalizzata. Il decorso post-operatorio, dopo 33 giorni di ricovero, si è concluso con la normalizzazione della bilirubina e l’assenza di complicanze maggiori.
Il controllo Tac a tre mesi non evidenzia segni di malattia residua nei segmenti epatici conservati, confermando la radicalità dell’intervento.
Il caso è stato discusso anche in ambito internazionale, nel contesto del “1st World Consensus and Guidelines Meeting on Perihilar Cholangiocarcinoma”, come esempio di strategia chirurgica estensiva applicabile solo in centri ad altissima specializzazione e in pazienti selezionati.
Secondo il professor Lucio Urbani, responsabile del team, il risultato è il prodotto di un lavoro strettamente multidisciplinare: dalla pianificazione chirurgica alla gestione anestesiologica, fino al supporto infermieristico e organizzativo durante tutto il percorso di cura. Un equilibrio delicato tra rischio e possibilità terapeutica, reso possibile dalla valutazione integrata dei diversi specialisti.
Un caso che non rappresenta solo un successo clinico individuale, ma anche un esempio di quanto la chirurgia epatica moderna possa, in condizioni eccezionali, ridefinire i limiti dell’operabilità oncologica.