Arabo ai poliziotti, la Lega: ” Si capovolge l’integrazione, chi vuole vivere in Italia impari l’italiano”

LIVORNO – “A Livorno si capovolge l’integrazione. Follia pura: chi vuole vivere in Italia impari l’italiano”. È questo il duro attacco lanciato da Susanna Ceccardi, europarlamentare della Lega e vicepresidente del gruppo Patrioti per l’Europa, e Carlo Ghiozzi, segretario provinciale del Carroccio e capogruppo in Consiglio comunale, dopo la notizia di un progetto per l’insegnamento della lingua araba agli agenti di polizia.

I due esponenti leghisti contestano l’iniziativa, sostenendo che le priorità dell’integrazione debbano essere altre: favorire l’apprendimento dell’italiano da parte di chi arriva nel nostro Paese e rafforzare gli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine.

“A Livorno si sovverte tutto, persino il significato dell’integrazione. Anziché chiedere a chi arriva di imparare l’italiano, si propone di insegnare l’arabo ai nostri poliziotti. Una logica capovolta, che contestiamo con la massima fermezza”, dichiarano Ceccardi e Ghiozzi.

Secondo quanto riferito dai due rappresentanti della Lega, il progetto coinvolgerebbe il security manager, figura voluta dal sindaco, il Consiglio di zona e la comunità musulmana. Una prospettiva che viene giudicata politicamente sbagliata.

“Si finisce per chiedere ai rappresentanti delle istituzioni di adattarsi linguisticamente a chi, invece, dovrebbe essere accompagnato e responsabilizzato nell’apprendimento della lingua del Paese che lo accoglie”, affermano.

“La comunità musulmana promuova corsi di italiano”

Per Ceccardi e Ghiozzi, la priorità dovrebbe essere promuovere corsi di lingua italiana rivolti ai membri della comunità musulmana, incentivandone la frequenza.

“È questa la strada che favorisce autonomia, lavoro, comprensione delle regole e partecipazione alla vita della città. L’integrazione richiede responsabilità e doveri condivisi, a partire dalla possibilità di comunicare nella lingua del Paese in cui si sceglie di vivere”, sostengono i due esponenti leghisti.

Nel mirino finisce anche l’impiego delle risorse destinate alla sicurezza. “Ai nostri poliziotti servono personale, strumenti, formazione operativa e sostegno istituzionale”, dichiarano, chiedendo chiarimenti sulle finalità del progetto, sui suoi promotori, sugli eventuali costi e sulle autorizzazioni necessarie.

La Lega chiede inoltre al Comune di precisare quale ruolo abbia avuto il security manager e quali impegni siano stati assunti nell’ambito dell’iniziativa.

Appello al Ministero dell’Interno e al prefetto

La richiesta di chiarimenti viene estesa anche al Ministero dell’Interno e al prefetto di Livorno, ai quali Ceccardi e Ghiozzi rivolgono un appello affinché venga fatta piena luce sulla vicenda e siano definite le priorità in materia di sicurezza e integrazione.

I due esponenti chiedono inoltre di ascoltare le organizzazioni sindacali delle forze di polizia, citando Unarma, Usif, Silp Cgil, Silf e Uil, indicate come coinvolte nel confronto sull’iniziativa e sulle esigenze operative degli agenti.

La posizione della Lega viene ribadita senza ambiguità nelle conclusioni della nota: “No a una scuola d’arabo presentata come risposta all’integrazione dei nostri poliziotti; sì alla scuola d’italiano per tutti gli immigrati che vogliono rimanere sul nostro territorio”.

E l’appello finale è rivolto alla città: “A Livorno si torni a chiedere rispetto delle regole e impegno a chi viene accolto”.

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