A SPASSO CON GALATEA: LA CHIESA DI S.PANTALEONE A PIEVE A ELICI

A SPASSO CON GALATEA: LA CHIESA DI S.PANTALEONE A PIEVE A ELICI

(foto Comune di Massarosa)
(foto Comune di Massarosa)

MASSAROSA. Nuovo appuntamento con A Spasso con Galatea, grazie a Stefania e Tessa del blog Galatea Versilia. Stavolta ci raccontano la storia della chiesa di Pieve a Elici, sulle colline di Massarosa.

La chiesa di S. Pantaleone a Pieve a Elici

Oggi vi voglio parlare di un posto a me molto caro, è stato amore a prima vista e ogni tanto vado là a rilassarmi nei momenti di stress.

Mi riferisco alla Pieve di San Pantaleone a Elici: edificio sacro che si trova in località Pieve a Elici a Massarosa, situato su un’altura che domina la valle sottostante offrendo un suggestivo panorama.

L’origine di questa Pieve risale all’alto Medioevo: fondata insieme ad altre pievi tra il V e il VI secolo da San Frediano, vescovo di Lucca, con lo scopo evangelizzare il territorio Lucchese.

Una prima menzione di una chiesa “in loco Ilice” risale all’anno 892, e si riferisce a una chiesa chiamata di Sant’Ambrogio alla quale nel 984 viene aggiunta la titolazione a San Giovanni.

 È nel 1148 che troviamo per la prima volta il nome di San Pantaleone associato alla chiesa di Pieve a Elici, ma il suo rapporto con la chiesa precedentemente nominata rimane imprecisabile: non si sa cioè si tratta di un cambio di nominazione di uno stesso edificio, oppure di una nuova costruzione sviluppata su parti o resti di quella precedente.

(foto Luca Rossi)
(foto Luca Rossi)

Il toponimo di “elici” invece deriva da ilex, nome romano del leccio che cresceva sul colle.

Coesistono nella pieve uno stile romanico lucchese e uno stile romanico lombardo.

L’impianto a pianta basilicale a tre navate, diviso da archi a tutto sesto impostati su pilastri in pietra calcarea e conclusi da una sola abside, è tipico di numerose chiese lucchesi, mentre la mancanza di fregi ornamentali negli architravi, nei capitelli, nelle mensole, è una caratteristica riconducibile alla scuola lombarda.

Bellissimo il fonte battesimale a immersione: una vasca rettangolare dove venivano battezzati non solo gli abitanti del posto e delle zone limitrofe, ma anche quelli della sottostante pianura, compresa Viareggio, quando questa città era ancora un piccolo borgo di pescatori.

Tra le opere interne spicca il trittico marmoreo cinquecentesco dei Riccomanni (Madonna col Bambino e i santi Pantaleone e Giovanni Battista, 1470 circa), al cui ambito appartengono anche l’acquasantiera e il ciborio marmorei.

Gli altari laterali sono sormontati da due magnifici affreschi: una Madonna con Bambino del XIII secolo ed una crocifissione, attribuita a Guido Reni.

Il campanile con i suoi merli Ghibellini, venne eretto nel secolo IX come torre di guardia e di avvistamento e trasformato nel XII secolo in torre campanaria.

Se visitate la pieve andate dietro l’altare e soffermatevi su bizzarri affreschi con scheletri, ne parleremo nelle prossime volte.

Tessa Nardini

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Aggiornato il: 13-05-2013 18:45