In Versilia l’agricoltura fa in conti con il caldo e la siccità

VERSILIA – Il grande caldo continua a mettere a dura prova l’agricoltura del territorio, con particolare preoccupazione per le coltivazioni di ortaggi in pieno campo. A lanciare l’allarme è la Cia Versilia – Confederazione Italiana Agricoltori, che segnala le crescenti difficoltà affrontate dai produttori.

Le temperature elevate stanno creando problemi sia agli ortaggi estivi già presenti nei campi, come pomodori, peperoni e insalate, sia alle colture messe a dimora proprio in questo periodo e che saranno pronte tra due o tre mesi, tra cui finocchi e cipolle.

“La situazione climatica rende molto difficile la coltivazione di tutte le verdure estive – spiega Massimo Gay, responsabile Cia Versilia -. Il caldo eccessivo di questi mesi tende a bruciare le colture e rende necessarie irrigazioni molto consistenti. Ma l’eccesso di acqua tende anche a far ammalare gli ortaggi, fino a comprometterli, mentre il caldo favorisce la proliferazione degli insetti, che riescono a vivere più a lungo”.

La situazione è difficile anche per gli olivi. La mancanza di precipitazioni e la conseguente carenza d’acqua non hanno permesso alle olive di svilupparsi normalmente, con una previsione di inevitabile calo della produzione.

Sul fronte del vino, invece, le alte temperature hanno costretto i produttori ad anticipare di alcune settimane la vendemmia, modificando i tempi della raccolta.

Per Gay, l’emergenza climatica dovrebbe però rappresentare anche l’occasione per riflettere sulla progressiva perdita di verde nei centri urbani.

“Questa situazione – commenta Gay – ci dovrebbe far riflettere anche sul fatto che viviamo in un territorio sempre meno verde. Le piante vengono tagliate in tutte le città e, quando vengono rimpiazzate, spesso si scelgono alberi troppo piccoli che, se non curati adeguatamente, muoiono in poco tempo”.

Una situazione che, secondo il responsabile della Cia Versilia, contribuisce anche all’aumento delle bombe di calore soprattutto nei centri urbani.

“Invertire la rotta fa bene all’ambiente e può essere anche un aiuto alle attività vivaistiche, a cui rivolgersi per tornare a far crescere il verde nelle nostre città”, conclude Gay.

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