Sant’Anna di Stazzema, Conte e Tajani rilanciano la memoria: “Mai più fascismo”. Contestato il sindaco di Lucca

SANT’ANNA DI STAZZEMA – Una giornata segnata dalla memoria, ma anche da parole nette sul presente e sul futuro della democrazia. Nell’82° anniversario della strage di Sant’Anna di Stazzema, il luogo della memoria è tornato a essere il centro di un confronto istituzionale sui valori della Repubblica, sulla necessità di contrastare ogni rigurgito di estremismo e sul significato concreto della pace.

Tra le voci più attese quelle di Giuseppe Conte e Antonio Tajani, intervenuti alla commemorazione con accenti diversi ma accomunati dal richiamo alla responsabilità delle istituzioni.

Conte ha sottolineato come il ricordo di Sant’Anna non possa trasformarsi in una semplice cerimonia annuale. “Non possiamo permetterci neppure oggi di essere indulgenti verso ideologie o prassi ispirate al fascismo”, ha affermato, ribadendo la necessità di non lasciare spazio a “nostalgie”, ambiguità o cedimenti.

Il leader del Movimento 5 Stelle ha quindi raccolto l’appello del sindaco di Stazzema, Maurizio Verona, sulla proposta di iniziativa popolare per vietare simboli e gadget nazifascisti, annunciando il proprio impegno affinché la questione venga affrontata anche in Commissione Giustizia.

Nel suo intervento Conte ha legato direttamente la memoria della strage alla nascita della Costituzione italiana. La Carta, ha ricordato, è anche la risposta alla dittatura fascista, alle leggi razziali, alla guerra e alla perdita delle libertà democratiche. Da qui il richiamo a una Costituzione nata dalla Resistenza e costruita sul principio del “mai più fascismo”.

Un passaggio importante anche sul tema della pace. Conte ha insistito sulla necessità di rafforzare il ruolo della politica e della diplomazia e ha affrontato i conflitti internazionali, dalla guerra in Ucraina alla situazione di Gaza. “La pace non è mai una resa”, ha detto, sostenendo che perseguire la pace significhi lavorare per interrompere l’escalation militare e la spirale di morte.

Di fronte alla memoria delle vittime di Sant’Anna, anche Tajani ha usato parole particolarmente ferme.

Il vicepremier e ministro degli Esteri ha definito quella del 12 agosto 1944 una strage deliberata, compiuta dalle truppe naziste con la collaborazione di fascisti italiani. Donne, bambini, anziani e lavoratori furono uccisi senza alcuna giustificazione, ha ricordato Tajani, sottolineando che il dovere delle istituzioni non può limitarsi alla formula “mai più”.

“Occorre agire affinché tutto questo non si ripeta”, il senso del suo intervento.

Tajani ha quindi collegato la tragedia di Sant’Anna alla conquista della libertà e alla nascita dell’Italia democratica, ricordando il contributo degli Alleati e, soprattutto, quello degli italiani che parteciparono alla Liberazione combattendo per la libertà.

Ma il messaggio del ministro degli Esteri ha guardato anche oltre il passato. Nazismo e fascismo appartengono alla tragedia della storia, ma intolleranza, estremismo e falsificazione ideologica continuano a rappresentare minacce nel mondo contemporaneo. Tajani ha richiamato anche le guerre in corso e i regimi che ricorrono alla forza contro altri Stati.

Nel corso della mattinata non sono mancati momenti di tensione. All’arrivo del sindaco di Lucca, Mario Pardini, alcuni manifestanti hanno esposto uno striscione di contestazione, accusandolo di aver conferito il ruolo di vicesindaco a Fabio Barsanti, politico al centro da tempo di polemiche per i suoi rapporti con l’area della destra radicale.

Pardini si è fermato a parlare con i manifestanti, mentre al suo fianco era presente il sindaco di Stazzema, Maurizio Verona.

La protesta, tuttavia, è rimasta sullo sfondo di una commemorazione dominata soprattutto dai richiami delle istituzioni alla memoria e alla difesa dei valori democratici.

A Sant’Anna, ancora una volta, il passato è diventato una domanda rivolta al presente: quanto è forte oggi la capacità della Repubblica di riconoscere e contrastare i segnali di intolleranza prima che possano trasformarsi in qualcosa di più grave? È su questo terreno che le parole pronunciate nel luogo della strage acquistano un significato che va oltre la cerimonia e torna ad interrogare l’Italia di oggi.

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