Ottavo anniversario, domani, della morte di Daniele Franceschi, il giovane viareggino deceduto il 25 agosto del 2010.

Fu una vicenda drammatica, e assurda, quella che vide protagonista il carpentiere padre, all’epoca, di un bimbo di 9 anni, morto in una cella del carcere di Grasse, nell’entroterra della Costa Azzurra in Francia.  L’uomo era stato arrestato nel marzo dello stesso anno dalla Gendarmerie francese al Casino’ di Cannes, con l’accusa di falsificazione e uso improprio di carta di credito. A Daniele venne contestato il fatto di aver utilizzato alcune carte di credito non a lui intestate nel momento in cui era andato a prendere le fiches per giocare. Franceschi si era recato nella cittadina francese per una breve vacanza insieme ad alcuni amici. Dopo l’arresto era pero’ iniziato, a suo avviso, un vero e proprio calvario. Alla madre, Cira Antignano, aveva infatti scritto, subito dopo l’arresto, in varie lettere, di essere oggetto quotidiano di una serie di soprusi, maltrattamenti e di non essere stato curato quando si era ammalato di una febbre molto alta nel giugno. Tant’è che la famiglia del 31enne era sempre piu’ preoccupata per questa situazione, oltre al fatto che la detenzione si stava prolungando senza che ancora, a 5 mesi di distanza dall’arresto, si vedesse l’ombra di uno spiraglio o del processo cui avrebbe dovuto essere sottoposto. Il decesso, secondo quanto dichiarato dalle autorità francesi, sarebbe avvenuto nella notte, ufficialmente per “arresto cardiaco”. E i familiari sarebbero stati informati solo tre giorni dopo.

Una vicenda giudiziaria, seguita dall’avvocato viareggino Aldo Lasagna, salita agli onori della cronaca internazionale. Con una sentenza arrivata nell’ottobre 2014: il Tribunale di Grasse in Francia condannò ad un anno di reclusione, pena sospesa, nonche’ ad un anno d’interdizione dalla professione di medico, Jean Paul Estrade, ritenuto responsabile della morte del giovane viareggino. Condannata anche l’infermiera Stephanie Colonna, sempre un anno di reclusione con pena sospesa e un anno di interdizione dalla professione, mentre era stata assolta dalle accuse l’altra infermiera, Francoise Boselli. Anche l’ospedale di Grasse, come ente, era stato assolto dall’accusa di responsabilita’ civile. Secondo quanto emerso i sanitari non si accorsero – nonostante i lamenti per delle fitte al torace e un netto peggioramento delle condizioni fisiche nel giro di poche ore – il 25 agosto 2010 che Daniele Franceschi stava morendo per un infarto.

Chi scrive ricorda ancora lo strazio infinito di mamma Cira, quando sulla pista dell’aeroporto militare di Pisa alle 11 in punto, atterrò il C27J della 46ma Brigata Aerea che riportò in Italia la salma di Daniele Franceschi. Dopo un mese e mezzo la madre, che due giorni prima era anche stata arrestata, e poi rilasciata, dalla Polizia Francese – denunciando di essere stata buttata in terra, immobilizzata con un piede, presa a calci e ammanettata, tanto da incrinarle tre costole – a seguito della sua protesta davanti al penitenziario francese, era riuscita finalmente a riportare in Italia il corpo di suo figlio. Ma la mamma non lo aveva potuto rivedere, il corpo era in pessimo stato di conservazione.

Rimane ancora un mistero, il piu’ grande dei misteri sul caso Franceschi, nelle parole dell’avvocato Aldo Lasagna: “dove siano finiti gli organi di Daniele ed a questo punto sussiste pure il dubbio se siano stati rettamente preservati.Noi non intendiamo recedere dalla battaglia legale, politica e mediatica su questa verita’…mai…”. Un nuovo appello ai governanti francesi e italiani affinchè a otto anni dalla morte, era il 25 agosto 2010, del 36enne viareggino Daniele Franceschi nel carcere francese di Grasse, i suoi organi interni siano riportati in Italia. A lanciarlo Cira Antignano, mamma di Franceschi, che in questi anni, nonostante le promesse da parte dei governi francesi e le sue visite nel paese d’Oltralpe, non ancora riuscita ad ottenere quanto richiesto. La salma di Franceschi arrivò infatti in Italia dalla Francia priva degli organi interni.

 

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