Il liceo (Alessandro Berselli, Elliot, 2021)

Trama

Lorenzo Padovani è un giovane insegnante di storia e filosofia dal curriculum ineccepibile. Viene assunto, dopo una severa selezione, come docente nel liceo “Modigliani” di Milano, una delle migliori scuole al mondo frequentata dall’elite sociale della città, la futura classe dirigente del Paese, studenti di buona famiglia, vere eccellenze nello studio. Lorenzo si introduce nella nuova realtà scolastica cercando di sondare atmosfere e relazioni e di instaurare una dinamica positiva con studenti e colleghi. Fra questi c’è la professoressa Milena con cui nascerà un’intesa profonda e molto empatica. Il mondo del Modigliani mostra rapidamente le proprie contraddizioni interne che culminano col suicidio di una studentessa russa, Anastasija, dietro cui si svelano storie personali drammatiche, risvolti di bullismo e classismo. Aiutato da Giada, studentessa ribelle figlia del preside, Lorenzo inizia a indagare sul misterioso suicidio, scoprendo, a caro prezzo e con enormi rischi, risvolti e situazioni impensabili e facendo continuamente i conti con la propria coscienza.

Note al margine

Alessandro Berselli ne “Il liceo” mette in campo tutti gli aspetti più forti del suo indiscusso talento di scrittore in un’alchimia di altissimo livello. Ritroviamo elementi delle precedenti opere come la lucida capacità di analizzare il mondo adolescenziale con acuta introspezione e sospensione del giudizio, un linguaggio ricercato e un’ironia che in questa storia fa da collante fra i drammi che si innescano. La forza del racconto è proprio in questa voce fortemente autoriale: lo scrittore ha portato all’ennesima potenza i suoi tratti distintivi per regalarci un giallo classico che offre numerosi piani di lettura. Se da una parte il romanzo raccoglie una storia perfetta negli ingranaggi e nello stile per una lettura piacevole e capace di far pensare, è nei livelli profondi che la materia letteraria offre al lettore spunti di riflessione e di messa in discussione. Innanzitutto Berselli si muove nel mondo della scuola con grande scioltezza: è un contesto che, nelle dinamiche e nelle parole, è ben noto all’autore pertanto ci offre un ritratto verosimile dello status educativo. Sebbene la scuola in oggetto sia un ambiente elitario, troviamo dinamiche comuni a molte realtà scolastiche come il serpeggiante bullismo con le sue fasi di isolamento, umiliazione e persecuzione, l’atteggiamento settario delle gang di studenti, un corpo docente giovane e ben preparato educato alla competizione con l’altro a scapito della solidarietà collegiale, la tendenza alla gestione scolastica sempre più simile a quella di una multinazionale. Questi aspetti sono estremamente attuali, come la capacità di Berselli di tratteggiare il disagio adolescenziale attraverso Giada e Anastasija di cui seguiamo lo sviluppo e l’evoluzione e che hanno in comune con gli altri personaggi del romanzo una grande dote: l’autenticità. È in questo senso anche un interessante punto di vista sul confronto tra tre generazioni diverse (i genitori di Lorenzo e il suo professore, i suoi coetanei e i giovani studenti), dove i valori formativi vengono messi in discussione nel conflitto tra coscienza e interessi personali. Notevoli sono anche i passaggi introspettivi del protagonista che è anche il narratore: il conflitto non è solo verso i fattori esterni ma anche all’interno di se stesso, sia sul piano morale sia nel modo di vivere affetti e situazioni. E sono proprio i vari conflitti, interiori e relazionali, che fanno da motore a questo giallo coinvolgente.

Per chi conosce Berselli da tempo e ha seguito l’ascesa della sua opera, arriva la sensazione come se l’autore si fosse lasciato andare, sprigionando il suo talento nelle varie declinazioni dell’opera dal lessico alla trama, dall’approfondimento psicologico che attesta la preparazione dell’autore in questo ambito alle pervasive osservazione e analisi della realtà. L’ironia si incastra perfettamente in questa dinamica connotando la narrazione con elementi tipici della commedia nera capace di rendere ancora più fluida la storia. Ma è anche lo sguardo di Berselli che in questo romanzo è ancora più determinato e deciso del solito: l’opposizione al sistema della violenza e della casta è qui netta, senza sconti e motivata e per niente scontata, andando a delineare una forma nuova di resistenza sociale e attuale. Al riguardo da docente e cittadina, ho apprezzato anche il valore che alla scuola viene conferito nel libro: con tutte le difficoltà oggettive dei tempi che corrono e di un’istituzione in parte malata, la scuola detiene ancora il ruolo fondamentale di formare menti pensanti e questo concetto è espresso in modo concreto in numerosi e significativi passaggi del libro.

Troviamo in questo libro l’ironia di “Kamasutra Kevin”, il calore empatico di “Non fare la cosa giusta”, lo sguardo profondo sull’inadeguatezza dei giovani emerso in “Le siamesi”, la narrazione puntigliosa e ricercata de “La dottrina del male”. E la musica che pagina dopo pagina è più che una colonna sonora: spesso le canzoni, con i testi e le sonorità sono tutt’uno con le sequenze narrative rendendosi parte attiva nel racconto.

“Il liceo” si configura così come l’opera più completa e convincente di Alessandro Berselli, che conquista per stile, trama, racconto, attenzione alla realtà e interazione col lettore e che mette al centro l’umanità e le salvaguardia delle alchimie speciali che aggiungono valore all’esistenza nei conflitti di ogni giorno.

Il libro in una frase

“quando si creano queste alchimie bisogna gestire la situazione che si è venuta a creare con grande cautela. Alle relazioni umane non serve molto per essere perfette. A volte basta ridere delle stesse cose”.

Erika Pucci

@erykaluna

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